“Cucù: libri della meraviglia”

 “Cucù: libri della meraviglia”

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L’Ambito Territoriale Sociale di Galatina ha aderito al progetto nazionale “Cucù: libri della meraviglia”, un’iniziativa ideata da Cartastraccia e realizzata in collaborazione con Biblioteche di Roma e Goethe-Institut Rom, con il finanziamento del Centro per il libro e la lettura (Cepell) nell’ambito del bando Leggimi 0-6 – annualità 2023.

Il progetto, attivo nelle regioni Lazio e Puglia, si propone di promuovere la lettura come strumento capace di attivare nei bambini in età prescolare meccanismi di stupore e meraviglia, con un’attenzione particolare alla fascia 0-3 anni, coinvolgendo una rete articolata di soggetti culturali, educativi e sociosanitari.

Nel territorio pugliese, l’adesione dell’Ambito Territoriale Sociale di Galatina si inserisce in una strategia di rafforzamento delle politiche educative e culturali rivolte all’infanzia e alle famiglie, con l’obiettivo di raggiungere anche i contesti più fragili e caratterizzati da bisogni specifici, attraverso azioni mirate e inclusive.

Elemento centrale del progetto è la realizzazione delle “Scatole della meraviglia”, contenitori simbolici e operativi che racchiudono una selezione di libri per bambini, pensati per stimolare la curiosità, la scoperta e la condivisione della lettura tra adulti e bambini. Le scatole saranno distribuite nei luoghi coinvolti nelle attività progettuali, diventando il punto di partenza per un percorso educativo e culturale diffuso.

Con questa adesione, l’Ambito Territoriale Sociale di Galatina conferma il proprio impegno nella promozione della lettura precoce come leva fondamentale per lo sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale dei bambini, contribuendo alla costruzione di comunità educanti sempre più inclusive e partecipate.

Il Servizio Affido e Adozioni e il Centro Servizi per la Famiglia dell’ATS si adopereranno per mettere a frutto il contributo che la lettura, così intesa, potrà offrire al lavoro attento e appassionato che già si intraprende con i minori e le famiglie. Per dirla con le parole di uno scrittore  “la pratica dell’offrire narrazioni e, implicitamente, occasioni di riflessione, di pensiero, di costruzione di conoscenza, come rito e come dono, non ci consegna l’idea di narratori avviliti e accudenti, né di narratori destinati a diventare donne e uomini forti, lottatori, vincitori. Ci consegna il rapporto fra esseri curiosi, sensibili, non di rado emozionati e magari spaventati, bisognosi di conferme e di relazioni appaganti, ma capaci di sentire, pensare, dire, di trovare sempre la via di un’ulteriorità di senso potenzialmente presente in ogni evento, in ogni incontro e in ogni cosa, protagonisti instancabili di ricerca e di testimonianza simbolica e poetica, capaci di riconoscersi come comunità fragile e ben riconoscibile”, Marco Dallari, Raccontare come pratica di cura.

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